di Chloe Dupont

Caro Eddie, difficile racchiudere in poche parole la grande eredità e il vuoto immenso che lasci nel mondo della Musica.


Pioniere, innovatore, sperimentatore… sei stato fondamentale per tutti noi amanti dell’hard rock, aprendoci ai suoni heavy che tanto amiamo e che hanno cambiato per sempre il nostro modo di ascoltare rock.
Ogni chitarrista che conosco ha studiato e sudato almeno una volta sul tuo tapping innovativo… quanta ispirazione e quanti amplificatori esplosi nel tentativo di emularti!


“Ho iniziato guardando Jimmy Page suonare Heartbreaker con una mano» hai detto nel 2008 «Ho pensato che anch’io potevo suonare in quel modo, ma usando anche l’altra mano»

ed ecco un nuovo modo di suonare, usando il manico della chitarra come fosse un pianoforte. 


Il tuo ampli Plexi Marshall del ’68 acquistato di seconda mano in Inghilterra e il tuo mitico trasformatore Variac che poteva supportare fino a 140v sono il marchio di fabbrica del suono dei tuoi Van Halen: un suono aggressivo, volumi alti, distorsione e un timbro che pur essendo acuto e tagliente resta sempre caldo.

Una vera scossa elettrica rispetto ai gruppi heavy metal di quei fantastici anni ’80, dove già dalla metà degli anni ’70 prevalevano i riff lenti e pesanti dei Black Sabbath, il misticismo psichedelico dei Led Zeppelin e la granitica mascolinità dei Deep Purple e dei Judas Priest.


Tu e David Lee Roth avete reso il metal divertente e ballabile, con il vostro modo di salire sul palco, i riff elastici e gli assoli fluidi e leggeri. Del resto tu, mentre suonavi sul palco, sorridevi sempre!

Mio fratello esibisce con orgoglio una replica della tua fantastica Frankenstrat, la chitarra che costruisti con le tue stesse mani mettendo insieme il corpo di una Fender Stratocaster e il pickup di una Gibson… sfondo rosso e strisce bianche e nere che altro non erano che pezzi di scotch, come a voler unire insieme due entità tra loro differenti, per dare vita al tuo personale Frankenstein degli strumenti.


Montavi i tasti, smontavi manopole e interruttori dalle chitarre dell’epoca, una volta hai tagliato con una motosega una Gibson Explorer per farla somigliare a una Flying V!

«Non me l’ha insegnato nessuno. Ho imparato da solo a forza di fare errori» dicevi. «Ho rovinato un bel po’ di belle chitarre, ma ora so esattamente che cosa fare per ottenere i risultati che voglio”

Le tue chitarre ora sono nella Storia, come i brani che hai suonato: “Van Halen” è il primo album omonimo della tua band e contiene nella seconda traccia “Eruption”, il manifesto rivoluzionario del tuo geniale intuito, da allora uno dei punti di svolta più importanti nella musica rock. Non potremo mai ringraziarti abbastanza!

Eddie ora sei nel Walhalla insieme ai Grandi della Musica, in buona compagnia con David Bowie, Freddy Mercury, Lemmy, Dimebag… mi piace pensare che da lassù continui a schitarrare con i volumi a palla, inventando nuovi suoni e meravigliosi intrecci di note eterne.