Di Simone Casarola

A Dicembre – vale a dire tra una manciata di giorni – compirò 31 anni, eppure non mi ero mai sentito vecchio. Poi un giorno mi hanno chiesto se avrei voluto recensire il disco di Tha Supreme.

Ecco, io non avevo esattamente idea di chi fosse, l’avevo giusto intravisto nelle Instagram story dei miei amici più giovani ma nulla di più. Prima di partire con l’ascolto decido di informarmi un po’ per capire a chi sto andando incontro. Mi affido alla conoscenza universale condivisa aka Wikipedia e digito “Tha Supreme” e leggo “Tha Supreme, pseudonimo di Davide Mattei (Fiumicino, 17 marzo 2001)”. Penso di aver sbagliato a leggere, 2001. Duemilaeuno. Due mila e uno. Davide Mattei ha 18 anni. Davide Mattei è appena maggiorenne e ha fatto un disco che contiene al suo interno featuring con Fabri Fibra, SalmoMamhmoodMarracash e Nitro. Mostri del rap con uno che se va bene ha ancora il foglio rosa.

Per la prima volta sento una vocina flebile nella mia testa che fa “le nuove generazioni non ne capiscono niente di musica. Questo è un ragazzino, il disco sarà orrendo”.

Decido di ascoltare il disco mentendo a me stesso quando dico di non partire prevenuto.

Poi succede. Ascolto il disco una, due, tre volte e mi accorgo che il gap di età si fa sentire, il linguaggio di Tha Supreme è alieno al mio mondo ma il ragazzo sa fare musica, eccome! Rap, trap, lo-fi, funk, melodia, il bum-bum-cha della vecchia scuola. C’è tutto e oltre lo spettro della musica che possiamo considerare rap. Un ragazzino di 18 anni ha saputo racchiudere in un disco una conoscenza del hip-hop che fatico ad avere pure io che ascoltavo i Beastie Boys da ancora prima che lui fosse nato.

Il disco funziona ed è estremamente fruibile sia per i continui cambi di ritmo sia per la facilità con cui ci si ritrova da un brano al successivo, anche grazie alla brevità delle tracce, quasi tutte di poco superiori ai due minuti (per un totale di 54 minuti e spicci).

Oltre alla grande conoscenza storica del genere Tha Supream dimostra anche una competenza tecnica clamorosa per un ragazzo di 18 anni – se pensiamo che già da un paio di anni sulla scena ha prodotto per mostri sacri come Salmo e Marracash.

Tra le cose più sorprendenti ci sono sicuramente la sua capacità di utilizzare la voce come uno strumento con cambi di timbro e con l’aiuto dell’autotune che cammuffa la voce fino a renderla quasi una linea di synth.


Sarebbe sciocco a questo punto lamentarmi di testi che hanno poco spessore, che il rap non è più quello impegnato dei Public Enemy, o brontolare all’idea che la musica qui sia quasi un meme, un modo come un altro di passare due minuti per poi andare oltre. Sarei un vecchio brontolone a dire che il linguaggio è quello di un ragazzino che usa numeri al posto lettere nei titoli.

A Dicembre faccio 31 anni. In regalo vorrei ricevere il disco di Tha Supreme.