Nasce a Milano il 21 settembre 1934, Ornella Vanoni.

Figlia di un industriale farmaceutico, Nino Vanoni e di Mariuccia, studia alle Orsoline per poi continuare presso collegi in Svizzera, Francia e Inghilterra.

Un sogno semplice il suo, diventare un’estetista, ma dall’idea di un’amica di sua madre, che le fece notare la particolarità della sua voce, si iscrisse alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro di Milano, recitando un pezzo dell’Elettra (opera di Strauss n.d.r.), “una voce femminile disse: Attenzione, qui c’è qualcosa”.

Venne presa e dopo poco divenne, a soli 20 anni, la compagna di Giorgio Strehler, suo pigmalione. Un legame che all’epoca, 1955, diede scandalo: lei giovanissima, lui sposato e il divorzio non c’era ancora.

Il loro incontro fu determinante per la carriera di Ornella Vanoni, lui iniziò a scriverle un repertorio musicale che delineò quello che poi divenne il suo stile interpretativo.

La cantante della mala, così veniva definita.

Una tournée teatrale con testi nuovi, scritti da Strehler in collaborazione con Dario Fo, Fiorenzo Carpi e Gino Negri, e ballate dialettali. La sua interpretazione, la sua vocalità, la sua timbrica, non la fecero passare inosservata sia al grande pubblico che alla critica.
“Se il tuo uomo tira di cocaina, non puoi rimproverarlo ogni volta, o ti metti in pari, o finisce tutto. Non può andare come in Pulp Fiction, dove uno è eccitatissimo perché si fa di coca e l’altro è abbattuto perché ha fumato una canna…”

La loro storia d’amore, durò circa cinque anni e una volta terminato il loro rapporto, lei si allontanò dal teatro per iniziare un percorso professionale che fosse solo suo.

Nel 1960, l’incontro con Gino Paoli, presso la casa discografica Ricordi.

Nacque tra loro un’intensa storia d’amore, nonché una bellissima collaborazione artistica che si protrasse negli anni. Il cantautore, infatti, scrive per lei una delle più belle canzoni della musica leggera italiana: Senza fine, un brano, a detta di Paoli, ispirato dalle grandi mani della Vanoni.

La cantante dichiarò di essere stata a lungo innamorata di Paoli, pur sposando un altro uomo: “Ero ancora innamorata di Paoli. Il giorno delle nozze non mi sarei dovuta presentare, avrei dovuto dire la verità, sarebbe stato più leale”. A lui, infatti, dedica la canzone Cercami. Le loro strade si separeranno dopo un aborto spontaneo della cantante.

Con Gino Paoli, anni dopo, 1985, intraprese una tournée teatrale che venne poi replicata nel 2004

Nel 1961, la Vanoni sposò Lucio Ardenzi, un noto impresario teatrale con una carriera da cantante alle spalle. La cantante ha sempre ammesso di aver commesso un errore sposandolo, anche perché capì col tempo che aveva delle mire artistiche su di lei, proponendola come protagonista di spettacoli teatrali che, poi, divennero un enorme successo. “Era una cosa tra lui e Strehler, voleva dimostrare che lui era più avanti, che ci aveva visto lungo” disse in un’intervista.

“Non l’ho mai amato. Ero una donna sperduta. Avevo lasciato Strehler, mi ero ammalata di tisi, c’era Paoli di mezzo e lui, Lucio, era un uomo così vanitoso. Una vanità sproporzionata. Abbiamo avuto un figlio che amo, Cristiano, e questo giustifica ampiamente la nostra storia.”

Non solo cantante, ma Vanoni anche attrice.

Nel 1964, sostituì Lea Massari nel ruolo di Rosetta nella commedia musicale Rugantino, di Garinei e Giovannini, arrivando fino a Broadway nel febbraio dello stesso anno. Non vinse mai un Festival di Sanremo, si classificava nei primi 5 posti ma mai la vetta, nel 1999 le venne dato il premio alla carriera mentre era in gara con Enzo Gragnaniello, premio istituito proprio quell’anno.

L’ultima esibizione della Vanoni a Sanremo è del 2018, con la canzone “Imparare ad amarsi”, accompagnata da Bungaro e Pacifico. In questi ultimi anni Fabio Fazio le aveva dato uno spazio nella sua trasmissione a Che tempo che fa, facendo conoscere, come lei spesso diceva, Ornella, non la Vanoni.

La sua morte avvenuta il 21 novembre u.s., nella sua abitazione in zona Brera a Milano, ha commosso tutto il paese, tanto da essere proclamato lutto cittadino.

Una presenza televisiva ingestibile, se così possiamo definirla, con quella lucidità di una ventenne in un corpo da novantenne, come ripeteva, con quel pizzico di ironia e autoironia, da attrarre anche chi non ne conosceva la sua carriera professionale.

Un meme vivente, iconica la sua immagine che sbuffa e dice a Fazio che non arriverà a Natale.

Milano saluta una signora, una donna di un’eleganza indescrivibile, una donna d’altri tempi che ha saputo portare freschezza e ironia raccontando se stessa, nel bene e nel male.

E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi

(imparare ad amarsi – O.V.)