In attesa di vederlo sul palco del Teatro San Rocco di Seregno giovedì 19 febbraio, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Davide Van De Sfroos.
L’artista comasco sta portando in giro il suo nuovo tour con la Folkestra, un progetto che unisce la sua anima folk-rock a un’inedita veste sinfonica, capace di avvolgere il pubblico nelle ballate più intime e di dare una carica cinematografica ai pezzi più ritmati.
L’irrequietezza e la “Folkestra”
Davide descrive questo momento della sua carriera citando Bruce Chatwin: è un'”anatomia dell’irrequietezza”, il desiderio costante di cambiare le carte in tavola per non ripetersi mai. Sul palco, la sua band storica si fonde con strumenti classici come viole, violini, ottoni e legni. La scaletta? “È stata semplicissima da scegliere, perché “ha fatto tutto Anga (il violinista Angapietma Persico)”, confessa Davide, spiegando come si sia fidato totalmente del gusto del suo maestro musicale.
Il repertorio spazia dai brani più “punk” e sociali, che purtroppo restano attualissimi per i loro temi di guerra e potere, a perle introspettive come “La ballata del Genesio”. Proprio quest’ultima, nata nel disco Breva e Tivan, segnò il suo passaggio verso uno stile più cantautorale, sorprendendo persino i fan più “scalmanati” che amavano pogo e birra, ma che sotto la maglietta dei Motörhead nascondevano un’anima capace di commuoversi.
“Oltre la foto di Bob Dylan”: lo sguardo verso i giovani
Interpellato sulla nuova generazione di ascoltatori, Davide ha mostrato una curiosità rara. Grazie ai figli, ascolta di tutto: dai Fontaines D.C. agli Idles, fino alla trap e all’hip hop.
“Non si può vivere con la foto di Bob Dylan e basta e non ascoltare tutto quello che di nuovo si sta muovendo e che i giovani stanno comunque proponendo”
Pur ammettendo che alcuni personaggi costruiti a tavolino possano “scricchiolare”, Van De Sfroos riconosce in molti nuovi artisti una scrittura e un mood assolutamente convincenti.
Il Como e quell’ansia calcistica ritrovata
Non poteva mancare un passaggio sul territorio e sul Como Calcio, che sta vivendo un momento d’oro. Davide ammette di aver riscoperto un’ansia calcistica che non provava dai tempi delle medie.
“Vedo una squadra talmente convincente, bella da vedere nel suo gioco e nel suo allenatore… ti riempiono di entusiasmo”.

Il suo rapporto con le partite è quasi scaramantico: le guarda sull’iPad, spesso “nascosto” o cambiando bar tra un tempo e l’altro se le cose si mettono male, perché allo stadio si sente troppo “blindato” nel seggiolino. E su “Pulenta e Galena Fregia”, diventata l’inno ufficiale allo stadio, precisa con orgoglio: “Non è un inno scritto per una squadra, è la squadra che si è scelta una canzone come inno”.
Il ricordo di Sanremo
Infine, un tuffo nel passato a 15 anni dall’uscita di “Yanez”. Davide ricorda l’esperienza del Festival di Sanremo 2011 come un periodo bellissimo e vincente, nato quasi per caso quando Gianni Morandi andò personalmente a cercarlo per invitarlo. “Quella volta Sanremo è venuto a scegliere me”, ricorda, sottolineando il grande clima di amicizia che si era creato dietro le quinte con gli altri cantautori.
L’appuntamento è dunque per giovedì sera a Seregno, per un concerto che promette di mantenere tutte le promesse fatte sul palco, tra energia rock e l’intimità del teatro.









