di Angelo Chiodo

Per quanto si sia fatto notare per l’ottimo La Madre (2013) e per IT parte 1, Andy Muschietti non convince con il secondo capitolo incentrato su “Pennywise”, nonostante un budget di 70 mln di $ (budget doppio rispetto al primo capitolo, fonte Business Insider).

Suscita interesse l’approfondimento sulle origini del “clown malvagio” ma risulta totalmente povero ciò che avrebbe dovuto trovare maggior spazio, ovvero il percorso di crescita del Club dei Perdenti che si trovano catapultati in un’età adulta e hanno solo sprazzi di ricordi di IT.

Quegli stessi sprazzi sono trasferiti sullo schermo con un “timido approfondimento” di sostanza unicamente sul personaggio di Stan, il che fa sembrare il film un po’ povero di scrittura.

Gli effetti speciali inoltre si sono basati molto più sul digitale rispetto al primo capitolo che lasciava intravedere grandi prove di recitazione di Bill Skarsgard; qui difatti il talentuoso attore si è ridotto a prestare il volto in poche scene riducendo la suspense così come la tensione del primo capitolo.

Non vogliamo stroncare un prodotto che ha avuto un precursore di eccellenza (IT – Miniserie TV 1990) che, per quanto caratterizzato da budget ridotto, sia stato in grado di piazzarsi al primo posto nel sondaggio indetto nel 2004 dal magazine Radio Times per i programmi più spaventosi mandati in onda nella televisione americana (la stessa top ten includeva inoltre I segreti di Twin Peaks e X – Files, fonte wikipedia), ma non possiamo nemmeno sottolineare che un budget importante e attori di primordine spesso non riescono a centrare sempre il bersaglio.

Interessanti trovate legate alla forma assunta da Pennywise nella parte finale della pellicola rendono maggiore giustizia al personaggio, parte nettamente superiore anche al classico degli anni 90, ma nonostante la buona idea, non è possibile classificare il film tra i prodotti meglio riusciti del regista e del genere horror. Jessica Chastain, James McAvoy e Bill Hader danno più spessore alla pellicola e rendono il tutto una storia che può sembrare veritiera ma scontano buchi di scrittura. Aldilà del film in sé, su entrambi i lavori di Muschietti pesa una memoria storica del libro difficilissima da abbattere (si sente spesso dire: “ho letto il libro ed è molto più bello…”) e una miniserie che ha terrorizzato tutti i bambini che oggi hanno più di 30 anni.

Non dubitiamo sia stato difficoltoso e siamo comunque convinti che abbia raccolto un discreto seguito tra i nuovi giovani anche grazie a delle campagne di marketing efficaci e alla possibilità di dare maggiore profondità alla storia negli anni a venire (interessanti le dichiarazioni di Muschietti circa la possibilità di approfondire il personaggio di IT in storia parallele).

Per chi come il sottoscritto (classe 1985), a seguito della visione di IT degli anni 90’ è stato colto da “Coulrofobia” nella sua infanzia, crescendo non può che affrontare le proprie paure scontrandosi al cinema con Pennywise e chiudendo i conti una volta per tutte. Consigliato a tutti gli affezionati al personaggio e agli amanti del genere horror/ di formazione.

Riascolta il podcast dell’ultima puntata di Green Screen – in onda tutti i giovedì dalle 21.00 su bmradio.it con KJJ e Angelo Chiodo
https://www.mixcloud.com/BMradio/green-screen-puntata-12-09-2019/