di Simone Casarola (@simocasarola)

Partiamo da un concetto chiaro e semplice. Villans è un disco pop – non voglio neppure sentire parlare di mainstream o meno.

Sì, perchè se un disco viene pubblicizzato da 4 mesi prima della data di uscita, se il tour annovera palazzetti sold out ancora prima della release del cd stesso e se il tutto è accompagnato da operazioni di immagine e marketing così come per l’ultimo lavoro dei QOTSA allora è di pop che bisogna parlare. Ci tengo a chiarire che non si tratta di una definizione dispregiativa ma semplicemente spiega la portata mediatica della cosa.

Se ancora non ne foste convinti vi basti sapere che a produrre il disco c’è un certo Mark Ronson – già al lavoro con popstar del calibro di Amy Winehouse, Bruno Mars e Lady Gaga.

Tutta questa influenza pop si rispecchia nel disco. Le canzoni hanno più groove, sono  “sexy” e sono pronte a far ballare tutti quei palazzetti riempiti sulla fiducia. Il suono rimane comunque evidentemente riconducibile a quello della band ma ricorda vagamente le prouzioni a cui ha fatto capo lo stesso Homme: Iggy Pop e gli Artic Monkeys di Humbug su tutti. Volendo si potrebbe dire che in questo disco è stato fatto l’esatto opposto di quello che è successo con quello delle scimmie artiche, passate da gruppo scanzonato e divertente alle atmosfere più cupe dei QOTSA. Sul finale del disco ci sono un paio di pezzi più “vecchio stampo”, qualcosa che ricorda i Sabbath o gli i riff degli Zeppelin ma che comunque non cambia la sostanza del disco.

Villans è un album che risulta grandioso e ambizioso, che punta ad espandere il regno delle “Regine” su terre (e orecchie) ancora inesplorate per loro. Un onestissimo disco che unisce il mondo del rock e quello del pop.

Ecco, se invece è di un disco dei Queen Of The Stone Age che vogliamo parlare magari ci si aspettava qualcosa di più.
O forse sono solo un po’ nostalgico.