di Panchina Lunga

25 anni fa, ad Imola, se ne andava il campione più amato della Formula 1, un mito, una leggenda. Campione timido, tenace, entusiasmante.

Il prototipo del perfetto sportivo e del pilota di Formula 1. Lui, Ayrton, ragazzo di buona famiglia brasiliana, entrava nel circus con una forza e una capacità, anche mediatica, mai viste. La capacità di volare sempre e in qualunque condizione climatica (soprannominato anche il mago della pioggia), grazie a una sensibilità, che nella Formula 1, povera di elettronica, degli anni ’80, era unica e dove il “manico” e il pelo sullo stomaco di quegli eroi moderni faceva emozionare tutti gli sportivi.

Questi ragazzi dimostravano un coraggio da leoni, nei sorpassi e nelle gare di un campionato mondiale di altissimo livello, che, a distanza di tempo, li ha resi immortali.

Immortale per tutti noi soprattutto Ayrton, campione elegante, deciso e coraggioso e con una leadership mai vista fino all’epoca, che, dopo aver combattuto e dominato insieme alla sua nemesi, Alain Prost in McLaren, decise di andare a cercare nuove sfide in Williams.

In un caldo pomeriggio di Maggio di 25 anni fa, ad Imola entrò ancora di più nella leggenda nel modo più tragico e inconcepibile.

Linee di caschi, serie di videogiochi a suo nome e tanto altro, questo è stato Ayrton prima del suo addio.

Indiscutibilmente uno dei più grandi sportivi di sempre, indiscutibilmente più grande del suo sport, come il vuoto che ha lasciato e le emozioni che ci ha fatto vivere.

Ciao Ayrton, obrigado campeão