di Simone Casarola (@simocasarola)

Riparte finalmente a tutti gli effetti la NBA.

Il campionato di pallacanestro più competitivo e più seguito del mondo ritorna alla dimensione del parquet. Sì perché possiamo dire che il mondo della National Basketball Association non si ferma mai. In special modo quella appena passata è stata una delle estati più “calde” nella sua storia.

Dalla nascita di superteam alla migrazione di talenti verso Ovest fino al restyling delle maglie figlio del passaggio di consegne tra Nike e Adidas per quanto riguarda lo sponsor tecnico. Se cose come quest’ultima possono sembrare delle piccolezze bisogna però ricordare che la NBA è il campionato sportivo più seguito del mondo – si stima che più di un miliardo di esseri umani abbia visto almeno una partita della passata stagione – nonchè quello più social con ben 25 milioni di followers su instagram.

A riconferma dell’impatto mediatico mondiale del campionato americano la presenza, mai così alta, di giocatori provenienti dal resto del mondo. Oltre il 25% degli atleti provengono da altri continenti.

La NBA è una lega che cambia in continuazione. Se come detto è rinnovata nell’aspetto e nella composizione è vero anche che il gioco stesso è in costante mutazione. Il giocatore moderno non è più legato a un solo ruolo ma deve essere un overall capace di fare tutto sul parquet. Il giocatore che meglio rispetta questa descrizione è senza dubbio Kevin Durant, non a caso MVP delle scorse Finals vinte dai suoi Golden State Warriors.

I campioni in carica sono il prototipo del nuovo fenomeno NBA: il superteam. La scorsa estate KD ha raggiunto Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green alla baia creando di fatto una squadra di All Star in grado di affermarsi in breve tempo tra le più forti nella storia del gioco. C’è chi riconduce questo fenomeno a “The Choice” – la scelta – di LeBron James quando decise di lasciare Cleveland per raggiungere Wade in aggiunta a Chris Bosh nei Miami Heat che vinceranno poi il titolo. Questa estate di nuovo il re si è trovato nelle condizioni di portare alla sua corte giocatori affermati. Isaiah Thomas e Derrick Rose approdano in Ohio, questo anche a causa della decisione di Kyrie Irving di non voler rimanere all’ombra del 23 preferendo le luci del TD Garden di Boston. I Celtic oltre all’ex-playmaker di Duke firmano un altro giocatore che fu protagonista dello scenario NCAA: Gordon Hayward. L’arrivo di questi due giocatori si combina all’esperienza di Al Horford – che fa da chioccia ad un gruppo di prospetti interessanti (segnatevi il nome di Jayson Tatum) – rendendo Boston una delle possibili contender per un posto alle Finals. Un altro team che può puntare in altro ad East è senza dubbio Philadelphia che salvo i continui infortunei che colgono i suoi giocatori può contare sui talenti (inespressi per ora) di Embiid, Ben Simmons e Markelle Fultz.

Come anticipato però la vera rivoluzione dell’estate è stata la nuova fuga per l’oro verso Ovest. Paul George e Carmelo Anthony ad OKC con Westbrook. Chris Paul raggiunge Harden a Houston. Butler, Wiggins, Karl-Anthony Towns a Minnesota. Se a questi superteam aggiungiamo i campioni in carica di Golden State e i San Antonio Spurs che come al solito partono senza muovere troppo clamore.

Il livello agonistico è indubbiamente cresciuto ma anche quest’anno non mancherà lo spettacolo. Tra le sqadre che potrebbero farci divertire vanno segnalati i Bucks di Antetokounmpo, i Clippers che avranno Teodosic (finalmente approdato oltreoceano) a fornire assist a Jordan, Griffin e l’italiano Gallinari ed i Lakers del rookie Ball col suo carico di haters ed aspettative.

Stiamo parlando del massimo livello di agonismo della pallacanestro mondiale all’interno del sistema di intrattenimento più seguito del mondo.

Non ci sarà da annoiarsi.