Nati a Roma qualche anno fa, i Dirtyfake sono una realtà importante del panorama indipendente italiano. Ispirata dalle teorie sociali di Guy Debord e da quelle acustiche di Thom Yorke, la loro musica è uno scenario in continua evoluzione
Come avete scelto il nome Dirtyfake?
Diciamo che le due parole ci sembravano emblematiche di un periodo. Era la fine degli anni novanta, la società si difendeva (esattamente come oggi) da una politica sporca e falsa. Ma in fondo descrivono anche l'anima stessa della band. "Dirty" era un termine che sentivi spesso nel grunge, "fake" era in un brano dei Radiohead che ascoltavamo parecchio: Fake plastic trees. Come dire quindi: britpop-alternative! Ricordiamo però che "Dirtyfake" è un neologismo, una parola unica..
Ma chi sono i Dirtyfake? Presentatevi.
C'è Byron, cantante e chitarrista, Simone al basso, Valentina e Kris alle chitarre ed Andrea alla batteria. E' complicato parlare in poche righe della band, questa è una formazione recente. I Dirtyfake mutano. Lo sapevi che ogni 3/4 settimane rigeneriamo completamente la nostra pelle? Lo fai anche tu. Per semplificare possiamo dire di essere amici con gusti musicali affini...
Come descrivete la vostra musica?
Un ponte stilistico tra svariati generi commerciali, dalla ballata Brit-pop fino al grunge. L'indipendente serio, oggi, ha poca melodia, fa jazzcore o mathcore, noi invece ne infiliamo parecchia nelle canzoni. Però c'è una cosa di molto indie in noi: l'attitudine.
I testi hanno un ruolo importante? Di cosa parlano le vostre canzoni?
Parlano di Holly che vorrebbe un mondo migliore, di un adulto che dice al se stesso bambino di non seguirlo nelle strade che percorrerà, di un tipo che sogna una realtà dove non si giudica dall'apparenza, delle nostre "indiecazioni" per essere in prima linea all'interno di una guerra fallimentare, del viaggio di questa vita da cui ogni tanto si vorrebbe scendere e di tutte le ombre, che stanno cantando con noi! I testi hanno sempre un ruolo importante, fanno parte dell'equilibrio di un'opera. Ma come per la musica si può sempre cercare di raggiungere il passo successivo.
Chi sono gli artisti che più vi influenzano?
Un tempo avremmo sparato una sfilza di nomi, in passato ci sarebbero stati i Codeine, i Karate, i Sophia. Sono tanti, alcuni più celebri di altri. Tuttavia sono sonorità che ormai fanno parte del nostro dna musicale. All'oggi rispondiamo con i nostri amici. Ascoltiamo con molta attenzione tutta la musica che ruota attorno al nostro mondo. Ci sono i Madame Lingerie, i fenomenali No Hay Banda Trio, i Viva Santa Claus, i Milk White, i Pivirama, tutte band che ammiriamo molto...
Prima di salutarci con il live in esclusiva per The Riffs Scout..quali sono gli album nella storia della musica in vetta alla vostra classifica personale?
E' dura: Karate - Karate, Slint - Spiderland, Radiohead - Ok computer? Ma tutto si può sovvertire.