Romani d'Inghilterra poco sopra la "legal drinking age", hanno già fatto parlare di loro, grazie a sonorità fresche
-in cui power pop e britrock si mescolano alla perfezione- ed alla giusta attitudine.
Ladies and gentlemen, The Jacqueries!
La prima domanda è più simile ad un interrogatorio: chi siete, da dove venite, dove andate? Insomma: schedatevi.
(risponde Andrea Catenaro, voce e chitarra) Quattro ragazzi romani, qualcuno mezzo americano, qualcuno mezzo australiano, qualcuno mezzo ciociaro, con la passione per le belle canzoni. Abbiamo fatto un disco con la 42 Records in Gennaio: giriamo l'italia per concerti e ci divertiamo.
"Jacquerie" in francese significa "rivolta", "ribellione". Come mai questo nome?
Studiavo storia in terza liceo e mi sono imbattuto in questi contadini che uccidevano i nobili nel medioevo. Da quel giorno mai più cambiato nome, ma la politica non c'entra niente, è l'approccio che è Jacqueries, l'attitudine. Nei testi parliamo quasi sempre d'amore.
Nel 2010 avete pubblicato l'ep "Child's play" per 42 Records cui è seguito un album, "Excitement", sempre per la stessa etichetta. Il riscontro a livello di pubblico è stato immediato, con alcuni brani trasmessi da radio e televisioni e tanti concerti in giro per l'Italia. Un esordio fulmineo a poco più che vent'anni, merce rara - ahinoi - nel panorama musicale indipendente italiano. Ve l'aspettavate?
La nostra etichetta ha lavorato molto bene per la promozione dei Jacqueries, noi poi eravamo piuttosto convinti del prodotto creato, quindi un po' di rumore, soprattutto per la giovane età come giustamente dici tu, sapevamo che l'avremmo fatto. Però siamo molto ambiziosi, abbiamo tanta passione, lavoriamo sodo e vogliamo molto di più di ciò che è stato finora raggiunto.
Al video di "Kitsch" ha fatto seguito quello di "She's not fond of love songs" in cui avete inscenato un concerto per ortaggi! Da dove è nata l'idea?
Tutto merito degli Art Cock, un collettivo artistico romano che aveva già curato per noi il video di kitsch: l'idea è venuta a loro. Ci piace come lavorano, hanno talento e voglia di fare.
Musicalmente parlando siete assolutamente poco italiani. Come definireste la vostra musica? Da cosa traete l'ispirazione?
Ci consideriamo un gruppo pop, la canzone viene prima di tutto: ci ispirano gli anni '60, in primis Beatles e Beach Boys fino a cose diverse tipo Scott Walker. Ci piace tanto l'indie rock americano di Pixies, Pavement e Guided by Voices, ma siamo cresciuti con un pò di britpop e non ce ne vergogniamo. Le donne poi ci ispirano un sacco!
Prima di salutarci con il live in esclusiva per The Riffs Scout, vogliamo sapere quali sono gli album nella storia della musica in vetta alla vostra classifica personale.
Queste cose sono difficilissime, non saprei: ti dico un po' dei dischi che ultimamente ho ascoltato di più: "Bee thousand" dei Guided by voices, "Oh inverted world" degli Shins, "Future perfect" degli Autolux, "Adore" degli Smashing Pumpkins e "Hissing fauna are you the destroyer" degli Of Montreal!