di Simone Casarola (@simocasarola)

È arrivato quel periodo dell’anno per cui per noi appassionati di pallacanestro USA dormire non è più una necessità: le Finals NBA!

Come succede ormai da 3 anni anche per il 2018 a contendersi il Larry O’Brien Trophy saranno i Golden State Warriors e i Cleveland Cavaliers anche se per quanto visto fino ad ora sembra sempre più Warriors contro il solo LeBron James.

Un ramake con la palla a spicchi di Davide contro Golia.

Un superteam con 4 All Star in quintetto contro il prescelto ed una manica di gregari.

È emblematico il percorso sin qui nei playoff delle due squadre, cerchiamo di capirci qualcosa di più.

 

GOLDEN STATE WARRIORS

Qualificati al secondo posto (dietro ai Rockets) ad Ovest giocando in ciabatte, con Curry fuori per un pezzo di stagione. Durant e Thompson sono macchine da punti efficienti e silenziose, Draymon Green anima e leader carismatico, quello che un mio vecchio coach chiamerebbe la cazzimma di questa squadra.

Arrivanti al primo turno distruggono la dinasty Spurs che da 20 anni filati arrivano ai playoff – anche se pesa l’assenza di Leonard nella serie. Il secondo turno li vede opposti ai Pelicans del candidato MVP Anthony Davis, sorprende che New Orleans riesca a portare a casa anche solo una partita della serie portandola a 5 gare. Fino qui tutto tranquillo.

Finali di Conference ad Ovest. È la resa dei contri contro Houston che gli ha soffiato la prima piazza. L’arrivo di Chris Paul in Texas la scorsa estate (confermando la migrazione di talenti verso il pacifico) aveva fatto pensare all’arrivo di una contender vera per i GSW. La serie sembra confermare questo, 7 gare fisiche, giocate su ritmi altissimi. Il gioco dei Rockets è fatto per lo più di isolamenti – Harden ad oggi il migliore giocatore 1vs1 della lega – con gli altri pronti sull’arco e un eccezionale rimbalzista e presenza sotto canestro come Capela (che ora potrebbe lasciare la squadra in cerca di un contratto pesante). Warriors più squadra sotto questo punto di vista ma il roster parla da se.

A decidere la serie ci si mette (forse) pure un po’ di sfortuna. La maledizione di Paul che per la prima volta in carriera arriva a giocarsi una finale di conference (dopo 85 partite di playoff senza mai raggiungerla) e che per l’ennesima volta chiude la sua post season infortunato, obbligato ad assistere i compagni dalla panchina non impedisce ai texani di portarla a gara 7 in casa, Nella sanguinosa partita però i Rockets tirano male e sbagliano 27 triple consecutive, per una squadra tra le prime per tiri presi dietro l’arco nella lega una vera e propria sentenza.

Golden State vola in finale per il quarto anno consecutivo.

CLEVELAND CAVALIERS

Stagione travagliata. Mercato estivo scosso dall’abbandono di Irving rimpiazzato da Thomas, reduce da una grandissima stagione con i Celtics. I meccanismi però non funzionano, LeBron (quest’anno nella veste di giocatore, coach, manager e a momenti proprietario) si pesta i piedi con IT, le cose non girano ed i risultati sono scarsi. Alla pausa per l’All Star Game la squadra viene rivoluzionata. Via Thomas, colpevole di non aver reso come a Boston – dove giocava inserito in un sistema perfetto messo in piedi da Stevens. Restano nel roster giocatori di fiducia del Re: Korver, JR Smith e Love e arrivano giovani promesse a dare atletismo e spinta. La stagione viene chiusa al 4 posto deludendo i tifosi ma sappiamo tutti che i playoff sono un’altra cosa.

Il primo turno contro Indiana però porta con se i fantasmi di una stagione insicuro. Oladipo e compagni sono più squadra, controllano il gioco e se Lebron non segna almeno 40 punti Cleveland soffre. Nella serie il Re carica il peso dell’attacco sulle proprie spalle e porta fino a gara 7 i suoi, buzzer beater e altro scalino verso l’olimpo della NBA.

Scampato il pericolo i Cavs ne escono rivitalizzati. A farne le spese sono i Toronto Raptors qualificatisi al primo posto dopo una stagione sorprendente. Ancora un vaolt un super James che in 4 gare spazza via i canadesi. Cifre alla mano la coppia di All Star formata da Lawry e DeRozan ha prodotto meno punti del solo Lebron all’interno della serie.

La finale di conference è contro i Boston Celtics. Una delle squadre più belle da vedere nell’attuale panorama Nba. Stevens ha perso ad inizio stagione il suo pupillo Hayward e poco prima dei playoff il leader Irving. Lo spirito Celtics si impadronisce dei rimanenti giocatori e sono super le prestazioni di Rozier e soprattutto di Tatum che a 19 anni gioca con la sicurezza di un veterano. Cleveland mostra le sue debolezze, contro una squadra vera Lebron sembra non essere abbastanza. Per vincere la serie è fondamentale l’apporto di Korver dietro l’arco e di un Love vecchia scuola (che ha saltato però gara 6 e 7 per una sospetta commozione celebrale). Una serie fisica, nervosa, decisa anche qui dal massimo numero di gare possibile. Lebron domina l’ultimo quarto di gara 7 con due triple che qualsiasi altro bipede sulla terra non potrebbe permettersi.

Vittoria Cleveland, di nuovo finals – ottava di fila per il re.