di Simone Casarola (@simocasarola)

A distanza di due anni da Starboy, l’album della svolta, The Weeknd è ormai una star affermata a livello mondiale. L’uscita di questo EP dimostra la presa di coscienza della cosa da parte di Abel Makkonen Tesfaye.

Il rapper canadese ha capito che la formula funziona, perché cambiarla allora? L’EP di fatto sembra un continuum del disco precedente, sorge quasi il dubbio che due o tre tracce siano state scartate o meglio ancora tenute da parte pronte all’uso. C’è chi dice che la minestra riscaldata non sia mai buona, ma se gli ingredienti sono di questa fattura, forse conviene fermarsi un secondo a riflettere.

Suoni caldi e avvolgenti, bassi saturi che si diffondono per tutto il corpo, la voce di Abel chiara ed ammiccante quanto le atmosfere sexy dell’intero album.

Se prendessimo in considerazione l’idea del “taglio” da Starboy (visto anche quello che è successo ai capelli di Abel) non possiamo notare come in fondo questi brani non sarebbero stati nel contesto dello stesso in quanto legate allo stile più oscuro degli inizi ma senza la freschezza che si voleva portare intorno al personaggio. Non è un caso che ormai sia anche un’icona riconosciuta di stile – lo scorso inverno ha collaborato col gigante del fast fashion H&M.

Ogni modo l’EP è prodotto da Frank Dukes e vede collaborazioni del calibro di Skrillex, Mike Will Made It, Guy-Manuel, Gesaffelstein, DaHeala, e Homem-Christo dei Daft Punk. Questo pool di artisti scomodati per un disco di 6 brani dimostra la stazza attuale di The Weeknd all’interno del panorama musicale odierno.

My Dear Melancholy è un disco piacevole, di pregevole fatture e con la sensazione di un piccolo ritorno alle origini per un artista che ormai non ha più nulla da dimostrare.