di Simone Casarola (@simocasarola)

Alla fine è arrivato anche Settembre. Giusto il tempo di dare un’occhiata indietro all’estate e subito ci ritroviamo catapultati in autunno. Gli alberi si vestono dei colori caldi, noi cerchiamo i maglioni di lana in fondo all’armadio e la mente a sua volta si copre con un velo di malinconia.

Non può esserci tempistica migliore per l’uscita di un album come quello dei The National.

Da sempre la band ci ha accompagnato nelle serate più malinconiche, avvolgendo i pensieri con suoni caldi mentre la voce baritonale di Matt Berninger calma e profonda ci rassicura.

Sleep Well Beast è il settimo album di studio della band, uscito l’8 settembre a distanza di quattro anni da Trouble Will Find Me del 2013. Come gli stessi National avevano dichiarato hanno usato il tanto tempo a disposizione per dedicarsi alla vita personale, ai figli in arrivo e a progetti personali.

Tutti i componenti del gruppo si sono spostati dalla loro comfort zone in questo periodo. Basta dare un ascolto agli scanzonati EL VY di Matt, gli LNZNDRF dei fratelli Devendorf o ai lavori in veste di produttore di Aaron Dessner (Lisa Hannigan e Local Natives per citarne un paio). Tutto mentre Bryce – l’altro gemello Devendorf – era alle prese con la colonna sonora di The Revenant.

Le basi vere e proprie per l’album sono state gettate lo scorso anno quando la band si è riunita alla Funkhaus di Berlino. L’occasione era un live all’interno di un evento curato proprio dai gemelli Dessner in collaborazione con Justin Vernon dei Bon Iver. Si trattava di un vero e proprio festival Indie libero, senza un reale programma, all’interno della struttura che fu sede dell’ex stazione radio della DDR con il pubblico libero di girare per tutta l’edificio. Ci si ritrovava così a poter assistere ad intimi concerti in acustico di nomi del calibro di Damien Rice mentre nella sala a fianco potevi trovare Vernon improvvisare un jam con artisti locali.

Concluso il festival la band si è spostata con le relative famiglie nelle campagne a nord di New York. Più precisamente a Long Pond, lo studio ideato dal gruppo proprio per questa occasione (che si può ammirare sulla cover di questo album). La location scelta per la registrazione ha dato saputo ai componenti la tranquillità necessaria per scrivere e comporre senza pressioni, tra una nuotata nel lago o una jam davanti al falò.

L’esperienza alla Funkhaus e il periodo a Long Pond hanno senza dubbio lasciato un segno all’interno della band che ha saputo approcciare senza paura suoni derivanti dal mondo dell’elettronica. Non è raro ascoltando Sleep Well Beast ritrovarsi a seguire le melodie della tastiera che giocano su un tappeto di sintetizzatori. Il tutto mischiato alle ritmiche della chitarra smorzate dalla voce di Matt Berninger.

Proprio per questo Sleep Well Beast è senza dubbio uno dei migliori album della band dell’Ohio. Il disco è aromonioso, ben ragionato ed è in grado di mescolare il suono inconfondibile dei National a qualcosa che ci ricorda i lavori più sofisticati e moderni di gruppi come i Bon Iver. Quello che ne risulta è diverso rispetto agli a tutti lavori precedenti. Tutto evolve in maniera organica, senza stravolgere la band (o chi li ascolta), dimostrando tutto il percorso fatto dai singoli componenti del gruppo per arrivare a questo disco.

Se è vero che i venti freddi dell’autunno ormai sono qui non resta che stringersi nel parka e mettere in play i The National.

Traklist:
01. Nobody Else Will Be There
02. Day I Die
03. Walk It Back
04. The System Only Dreams in Total Darkness
05. Born to Beg
06. Turtleneck
07. Empire Line
08. I’ll Still Destroy You
09. Guilty Party
10. Carin at the Liquor Store
11. Dark Side of the Gym
12. Sleep Well Beast